Paul Kalkbrenner, 100% Made In Berlin
Devo ammettere che parlare e ancor più scrivere su Paul è abbastanza complicato.
Forse il grosso problema sono le aspettative, e il mito che circonda il personaggio.
Posso davvero definire Paul Kalkbrenner il genio ribelle della musica Techno, perchè è uno che i beats li ha nel sangue, ma al quale viene davvero difficile seguire delle linee guida o delle etichette; è un pò come un cane sciolto al quale non piacciono le imposzioni, e ancor meno le convenzioni.
Lui crea a ruota libera, e quando le sue creazioni vengono dal suo genio la differenza si sente.
STORY
In Germania la nascita e la diffusione della musica techno e house avvengono a metà degli anni 80.
La musica elettronica d’oltreoceano era sbarcata a Berlino Ovest, figlia della cultura occidentale che sempre più assorbiva la popolazione.
Quando il 9 novembre del 1989 cade il muro di Berlino, la Germania inizia a costruire il proprio futuro.
Un futuro dove l’indipendenza è la parola d’ordine, dove il rifiuto degli ideali comunisti diventa la spinta per creare una rivoluzione epocale.
Dove Berlino Ovest e Berlino Est smettono di esistere in nome della libertà
Da lì nasce il detto che chi cerca la libertà, la trova a Berlino.
E sarebbe imprescindibile decontestualizzare Paul Kalkbrenner da questo, dalla storia di Berlino .
E’ dunque facile capire come la città non possa fare a meno di figure come Paul;non è solo musica, è la storia di una rivoluzione culturale con radici profonde.
Così profonde che per i 25 anni della caduta del muro, sotto la porta di Brandeburgo, davanti ad una commossa Angela Merkel, suona proprio lui, Paul kalkbrenner.
Paul kalkbrenner nasce a Lipsia, stessa città di Richard Wagner, ma si trasferisce subito con la famiglia in un quartiere della Berlino Est; in casa si respirano giornalismo e interesse politico, con entrambi i genitori impegnati e attivi in ambito civile e letterario.
Quando il muro cade, il giovane Paul, ha già iniziato ad ascoltare musica elettronica proveniente d’oltreoceano.
Inizia fin da subito la passione per la techno ma capisce che ciò che ama fare di più è creare e lo fa nel modo più rude e sperimentale;
creando tracce prodotte con sintetizzatori e tastiere analogiche e registrandole su cassette DAT.
Un metodo onesto, immediato, che nel tempo non ha quasi mai abbandonato.
Music
Inizia così fino alla metà degli anni 90 a suonare nei club di culto Berlinesi.
A fine anni 90 arriva lo sbarco per una famosa etichetta , la BPitch Control, fondata da Ellen Allien.
Nasce il suo primo EP, “Friedrichshain“, suo distretto di residenza.
Le prime Pubblicazioni avvengono sotto l’alias Paul dB+, usato in 4 EP usciti tra il 99 e il 2000.
Seguono i primi due album “Self” e “”zeit”.
Self è precursore di una nuova maniera di fare techno, un sound che nasce dalla pista ma si presta anche all’ascolto in solitaria.
Un anno dopo nasce dall’EP “Tatu-Tata” “GEBRUNN GEBRUNN”, che rafforza ulteriormente l’idea di techno di Paul.
A mio avviso “Gebrunn Gebrunn” è una composizione molto interessante perchè alterna strumenti musicali a suoni più analogici, e il pezzo procede con questa alternanza in un crescendo sempre più evidente che poi culmina con l’introduzione Vocal che gli conferisce una dimensione ancora diversa.
La trovo a tratti cupa, ma è davvero lodevole l’utilizzo di strumenti e soprattutto il Phatos che a livello musicale Paul riesce a mantenere sempre elevato.
E’ però nel 2006 che avviene l’incontro più importante per Paul, Hannes Stöhr, regista che sta lavorando alla produzione di una pellicola che racconti l’importanza della Techno per la capitale tedesca.
Inizialmente viene scelto per la creazione della colonna sonora, infatti con l’amico Sasha Funke decide di trascorrere sei mesi in Provenza , proprio per la produzione dei brani.
Paul però incarna la personalità perfetta in grado di rappresentare DJ IKARUS, il protagonista dell’iconico film BERLIN CALLING.
Inutile dire che la colonna sonora diventa un enorme successo, perchè Paul riesce a avvicinare a questo genere di musica un pubblico più variegato.
“Square 1” “Aaron” e “Azure” non sono molto, a prima vista.
Ma quando fai un passo indietro e ci pensi, in realtà sono brani incredibilmente difficili da comporre.
La relativa facilità è esattamente il loro fascino.
Kalkbrenner ha perfezionato con successo una sorta di techno rilassata, piena di melodia e luce, che ha un fascino mainstream , culminata con il pezzo “sky and sand” che raccoglie un successo incredibile.
La voce del fratello Fritz è la cornice perfetta per una base destinata a entrare nella storia.
Il disco fa numeri pazzeschi e rimane nelle classifiche dei dischi più venduti in Germania per 129 settimane.
Nonostante la separazione da BPitch nel 2009 e la successiva pubblicazione di album più introspettivi come “ICKE WIEDER”, “GUTEN TAG” E X diventa sempre più popolare.
La sua unicità, la sua particolarità nella produzione e nei dj set, rigorosamente live e totalmente privi di mix o tracce altrui, diventa un affare popolare, amato da tutti e che mai tradisce il proprio marchio di fabbrica.
Arriva di conseguenza il contratto con la Major Giapponese SONY MUSIC, con cui firma il ritorno sulle scene del panorama mondiale.
Il processo produttivo di “7” risente della pressione che lavorare con una grande casa discografica comporta.
“7: troppo prodotto, troppi arazzi, troppe rifiniture, troppo laccato. Avevo l’ansia di “fare” le cose, di dimostrare che ero bravo, col risultato che finivo invece con lo strafare. “Back To The Future” ha ripulito tutto questo. Mi ha fatto tornare all’essenza: chi sono? Perché faccio musica? Quali sono le cose che mi piacciono davvero?
E poi, “7” riascoltato oggi è lento… ma me ne ero accorto subito, già quando lo risuonavo live a pochi mesi dalla sua uscita lo velocizzavo parecchio, fino a rendere i pezzi quasi irriconoscibili.
“Parts Of Life”, arrivato dopo, è un disco che riprende lo spirito di “Berlin Calling” – che resta il mio capolavoro.
E a cui sono seguiti degli album che, insomma, risentiti ora… di sicuro non erano alla sua altezza.”
7 è quindi un disco più Pop e così lo sono hit come “feed your head” e “Cloudrider”.
Nel 2016 il “7 Tour” lo riporta a suonare live per tutto il mondo ma di quel ragazzo ribelle, cresciuto a Berlino, con il suono rude nel DNA c’è ben poco
Ed è per questo che qualche anno dopo inizia l’operazione di “Back to the Future“. Quest’ultimo lavoro è, infatti, una raccolta del periodo d’oro della techno che va dal 1987 al 1993.
La raccolta non è un’operazione commerciale, ma l’espressione della volontà di dare visibilità a quella che per Paul rappresenta la vera techno.
oltre a livello musicale anche la scelta della location per il tour è tutt’altro che casuale.
Lo scopo è quello di ricreare, tramite un’appropriata selezione musicale e la scelta di luoghi particolarmente funzionali allo scopo, un po’ di quella che fu la grande epopea della rave culture continentale a cavallo fra ’80 e ’90.
Non tanto per gli show in sé, o per i mixtape: in generale, è qualcosa che ha “pulito” la mia mente.
Mi ha fatto riscoprire perché fin da piccolo ho desiderato fare musica: mi ha riportato in mezzo a quelle sensazioni e quella motivazione
Se “Back to the Future” è un modo di ripercorrere le proprie influenze musicali, arriva il momento del secondo disco per Sony, in cui Paul torna in un certo senso alle origini.
Se “7” aveva ceduto a un’etica pop, “Parts of Life” diventa un viaggio musicale, in pieno stile Kalkbrenner.
7 si muoveva sui 123 bpm nella sua versione da studio, fin dall’inizio Paul dal vivo lo spinge fino a 130 bpm, che è la velocità media che ha voluto mantenere in questo nuovo album.
“Parts of life” rimanda a un tempo in cui la musica elettronica era più semplice e disegna una traiettoria che va idealmente dal buio alla luce.
Il disco è un insieme di 15 tracce quasi interamente strumentali di techno che evoca immagini ora tetre, ora euforiche.
A rafforzare l’idea che questi pezzi siano “parti di vita”, come suggerisce il titolo, in copertina c’è un dipinto a olio dello zio del produttore Paul Eisel, una natura morta con oggetti di uso comune moderni e datati.
L’album è diviso in quindici parti numerate in ordine progressivo da “Part one” a “Part fifteen”, dalla prima all’ultima lavorata in ordine di tempo. Per rendere le cose più complicate, le tracce non sono messe in fila nella track list secondo la numerazione, ma giustamente secondo l’idea di flusso che governa l’album che copre un arco che va dai suoni inquietanti di “Part eleven” a quelli festosi di “Part eight”. Kalkbrenner dice di averci messo un mese a trovare il giusto ordine
Ci sono casse dritte, campionamenti di strumenti a fiato, house e soul, tastiere e beep, elaborazioni digitali gracchianti, ma anche suoni festaioli come quelli sintetizzati di “Part three” che fanno venire in mente la colonna sonora delle scene di ballo della “Grande bellezza” di Sorrentino.
La produzione essenziale rimanda a un tempo in cui l’elettronica era più semplice dal punto di vista ritmico e sonoro.
In qualche episodio sembra quasi vi sia l’idea di corrompere o degradare i suoni, ma Kalkbrenner non usa tutte le possibilità manipolatorie del digitale e al posto di riempire l’album con microsuoni elaborati punta piuttosto sullo stato d’animo creato dal flusso sonoro che è assieme minimale ed evocativo e che disegna una traiettoria che va idealmente dal buio alla luce.
È come se ci raccontasse una storia d’innocenza prima perduta e poi rivendicata.
“Parts of life” dà l’idea di essere un viaggio in parte nel passato di Kalkbrenner, per via dei suoni scelti, e in parte nel suo subconscio.
Successivamente a Parts of life esce nel 2019 il singolo “No Goodbye“.
Ad un primo ascolto la parte strumentale può non destare particolari attenzioni, rudimentale e scarna, potrebbe scontentare alcuni.
Ma Paul è sempre in grado di catalizzare l’attenzione con i suoi tipici cambi vorticosi di melodia ed energia.
Ancora una volta però a mio parere è la parte vocale a dare il tocco in più al singolo.
Nel 2019 esce anche L’EP “SPEAK UP“, un insieme di tracce tra loro distinte che però riflettono tutto il percorso del disc jockey tedesco e riassumono le sue varie anime.
Parts of life rimane ad oggi l’ultimo album composto dall’artista Berlinese.
A seguire tra il 2020 e 2021 Paul compone perlopiù singoli e Remix.
Tra i più Famosi Parachute, Si soy fuego, e Techno Monkeys remixed.
Soffermandoci su Parachute la traccia è un “vero Paul Kalkbrenner”: armonie belle, accattivanti, un arrangiamento relativamente minimalista ma sufficiente e il suo suono tipico.
Per non dimenticare le voci eccezionali, che sono parzialmente migliorate con effetti che alcuni chiamerebbero accidentali.
Ma niente affatto!
Sono elementi stilistici che probabilmente funzionano solo in un brano di Kalkbrenner.
Vale la pena spendere due parole anche sul video di questo singolo.
Kalkbrenner ha infatti stretto una partnership con l’acclamata regista Siberiana Taisia Deeva.
La visione di Deeva per Parachute, l’ultimo singolo di Kalkbrenner, è un viaggio surreale e allo stesso tempo ottimistico all’interno di una serie di condomini pericolosi.
Un video che oscilla tra realtà ultraterrene e scenari aspri e che si barcamena tra speranza e disperazione, le stesse sensazioni che tutti abbiamo provato nel 2020, senza per questo mai smettere di desiderare che il mondo sia più unito che mai.
Come molti artisti anche Paul ha avuto 18 mesi di standbye dopo i quali è tornato live all’EXIT FESTIVAL in Serbia con una lineup che ha spaziato da “Invisible” , “Techno Monkeys” e il suo primo singolo dell’anno, “Graf Zahl”.
A colpire maggiormente però è la sua performance di “Si Soy fuego” , che ruota attorno a una voce parlata in spagnolo che Paul ha scoperto mentre frugava in una pila di demo.
Se la scoperta della voce è stata frutto del caso, quello che ne è nato non è di certo frutto del caso.
La batteria assume un carattere tribale, mentre la voce robotica e distorta ricorda il vero sangue techno di Paul.
Il ritmo è marcato e assume un impennata avvolgendosi al suono del basso che rimane comunque predominante ;
Il singolo è molto melodico, alternando sintetizzatori e una voce stregata, che enfatizza il lato oscuro e misterioso dell’artista
Nonostante le differenti versioni che si sono alternate in questi anni, la vera originalità di Kalkbrenner non è mai stata toccata.
Ogni progetto, ogni live ha conservato i suoi intenti, non rinnegando le origini ma adattandosi ad una nuova dimensione del proprio lavoro.
Nonostante i cambiamenti, le pressioni e i ritorni alle origini,sia personali che musicali, c’è sempre quel ragazzo partito dai locali underground della capitale tedesca nella musica di Paul Kalkbrenner!
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OFFICIAL WEBSITE: https://paulkalkbrenner.net/
Crediti Fotografici:
“Paul Kalkbrenner, mts Dance Arena @ EXIT Festival 2019” by Exit Festival is licensed under CC BY-NC-SA 2.0.



