Fred Again: Ten Days di pura anima
Non so a voi, ma a noi il nuovo album di Fred Again, Ten Days, piace particolarmente.
Da un pò di tempo, siamo avvolti da un certo piattume a livello di produzione, in ambito Elettronica e House.
Il concetto è questo. Il genere è diventato così popolare, che a volte si cade nel qualunquismo, soprattutto a livello di sound.
Il che si traduce in sonorità a basso impatto, capaci di smuovere ben poco nel nostro animo, e forse anche nel tuo che stai leggendo.
Però la musica in fin dei conti è questo, ovvero qualcosa che arriva così tanto vicino alle nostre corde più intime, da farci provare qualcosa di unico.
L’album Ten Days ci è riuscito, ha smosso qualcosa, ci ha prima di tutto fatto provare qualcosa, quindi, piace.
L’intento era questo Fred?
Allora per noi hai già vinto.
Cosa è davvero “TEN DAYS” , il nuovo album di Fred Again?
“Ten days” è una raccolta di dieci canzoni. Semplice come il suo nome.
Esse parlano essenzialmente di alcuni momenti vissuti dall’artista, sono in pratica uno spaccato sulla sua vita.
Si parla sia di momenti felici, che dell’altro lato della medaglia ovvero momenti in cui a prevalere è stato il “Dark side”.
Se a livello concettuale l’album è molto diretto e semplice nella sua raffinata bellezza, a livello stilistico la semplicità è un’altra cosa.
Le collaborazioni che l’artista ha gettato sul piatto sono importanti.
Siccome amiamo le cose non convenzionali, partiamo parlando dell’ultima traccia.
BACKSEAT
Quì la collaborazione è davvero di spessore, con Japanese House ( ovvero la cantate britannica Amber Bain).
Ma ciò che rende questa traccia davvero unica è la campionatura che Fred ha realizzato della musica di Scott Hardkiss, produttore statunitense e figura chiave nella produzione agli inzi degli anni ’90.
Backseat è nostalgica, a tratti amara, con un sottofondo vocal selvaggio, quasi primordiale.
places to be
Mentre ascolto l’album in modalità shuffle, di conseguenza mi viene proposta “PLACES TO BE”, e ci metto un attimo a capire che stiamo parlando dello stesso disco.
Mi sembra ci sia un oceano in mezzo.
Places to be è decisamente più veloce, più fresca e giovane.
La voce distorta si mischia a bassi e tastiera, mi sembra viaggi su un binario POP/ ELECTRO, HIP-HOP.
glow
Poi arriva “GLOW”, la traccia perfetta per un rave o un club.
E’ interessante, tante sonorità miscelate e una voce solo accennata che la fanno impennare al mio orecchio.
Sembra che parta da un momento all’altro, mi tiene incollata oscillando su un filo teso, ondeggiando. Penso sia finita, ma sono solo a metà della traccia.
Come se Fred si prendesse una pausa, molto evocativa, per poi ritornare al min 5 con tutta la sua forza e bellezza eterea.
“Glow” è bella, non c’è altro da aggiungere.
i saw you
“I SAW YOU” sembra una dichiarazione d’amore.
Anche il suo flow lo conferma, romantico e decisamente più lento, ma non banale.
Malinconica, con inserti audio completamente veri e sicuramente provenienti da vita vissuta, azioni quotidiane, voci reali.
Sono una fan di suoni campionati in questo modo.
Mi piacciono perchè ci fanno entrare in empatia con la parte più profonda dell’intimità dell’artista, ci rivelano un pezzetto della sua personalità e perchè no della sua anima.
Sono diversi e unici.
ADORE YOU
La mia traccia del cuore però è e rimane la più ascoltata dell’album “Adore you“.
Confermo insomma quello che probabilmente è il feeling della maggior parte degli ascoltatori, “Adore you” funziona maledettamente bene e i numeri lo dimostrano.
La voce dona al pezzo un sapore Afro e si amalgama perfettamente con la base che diventa minuto dopo minuto più complessa.
Si aggiungono layers e in sottofondo un’altra voce Hip-hop old style dona al brano attualità e ritmo.
Proprio il ritmo è padrone indiscusso di “Adore you”.
Unica nota dissonante dell’album sono gli “inserti corti”, i brani brevi che creano un intermezzo tra le tracce più lunghe e strutturate.
Ecco a nostro avviso sono troppi, e rischiano di essere privati del loro intento di stacco, creando confusione.
Avremmo sicuramente evitato di inserirne così tanti, perchè se è vero che pochi spezzoni di questo tipo riescono nel loro signficato originale, il troppo dall’altro canto stanca e rischia di annoiare più che di creare suspance.
Il modo migliore per crearsi una propria opinione rimane sempre quello di ascoltare. Il bello della musica, è che è un’esperienza personale e soggettiva.
Perciò questa recensione finsice, nel momento in cui metti le cuffie e inzio il tuo personale viaggio nei 10 days di Fred Again.
Magari ci troverai qualcosa di maledettamente familiare, oppure non ti piacerà.
Ma sarà il tuo viaggio unico e irripetibile.



