Fritz Kalkbrenner, L’anima Soul Della Techno Berlinese
COME E’ INIZIATA…
“E’ stato proprio il modo in cui ho cominciato.
Ho iniziato cantando e solo collaborando con compositori esterni perché, ad essere onesto, presentarmi al pubblico con una mia personale produzione sarebbe stato un mirare troppo in alto.
Sono partito cantando e lavorando con gente che incontravo casualmente. Contemporaneamente, ho iniziato anche a creare ma non ero molto convinto che l’esito sarebbe stato all’altezza di essere mostrato in pubblico.
Così ho deciso di prendermi altro tempo per meglio sviluppare le mie capacità di compositore, fino al punto di poterle manifestare.”.
Per Fritz il primo contatto con la musica techno avviene grazie al fratello Paul e all’amico Sasha Funke.
Con loro infatti debutta come cantante in pezzi come “Form and shapes” e il pezzo che lo lancia come protagonista indiscusso della scena musicale Tedesca insieme al fratello, “Sky and sand”.
Il primo LP “Here today gone Tomorrow” esce nel 2010.
L’album ha il merito di conciliare in maniera esemplare il sound lineare e preciso della techno con il calore GRAFFIANTE di una musica Soul che ha un’anima e che a volte diventa anima stessa del pezzo.
Il mio viaggio parte da “Was right been wrong” passando per “Facing the sun”, che io associo a un particolare ricordo e “right in the dark“, per me altrettanto evocativa.
“HERE TODAY GONE TOMORROW”- IL PRIMO ALBUM
Un disco impegnato, insomma, e fortemente diversificato.
In constante bilico tra la scuola techno più cruda in pezzi come “Kings In Exile” e “Simple Same Action” , che sono sicuramente più cupi e controversi ma al contempo pulsanti, ritmici e graffianti; e la voce calda e solare in brani come “Facing the sun” e “right in the dark“, che cambiano radicalmente il tono del disco riportandolo su loop molto più orecchiabili e commerciali.
“Quando ho composto l’album l’ho concepito per due terzi come strettamente strumentale, e solo nel restante terzo vi ho introdotto brani con parti vocali. Con ciò ho voluto pubblicamente evidenziare le mie capacità come cantante e manifestare il mio apprezzamento per i pezzi cantati, ma al tempo stesso desideravo far assaggiare al mio pubblico l’ortodossia compositiva della club music, pezzi di pura club, insomma. Dedicare due terzi dell’album a tracce strumentali e un terzo a brani con parti vocali è stata una decisione vera e propria, dunque”.
A due anni dall’esordio di Here today gone tomorrow esce “SUOL MATES” , in cui il ragazzo si muove con disinvoltura nei vari generi offrendoci una panoramica piacevole e completa del background soul che lo caratterizza, con una sapiente scelta di pezzi old School.
Punto culminante in questa scelta è la sua cover della canzone classica di Bill Wither, “Ruby Lee”.
Nel 2014 esce l’album “Ways over water“, che si distingue dai classici suoni elettronici per la sua musicalità e il sua anima.
Sono stata particolarmente colpita da singoli quali “the sun” e “back home“, ma soprattutto “VOID”, che ad oggi è una delle realizzazioni che più preferisco di Fritz.
Come i suoi predecessori anche ways over water è stato realizzato nei Suol-Studios di Kreuzberg e segue la direzione musicale intrapresa da Fritz Kalkbrenner con il suo singolo di debutto “Wingman” nel 2009.
La strumentazione è stata ampliata con grandi elementi di ottone che sorprendono o fanno venire la pelle d’oca. Per il resto, Fritz Kalkbrenner rimane fedele alla formula che ha reso i suoi album precedenti così speciali: batteria polverosa e distorta, licks al piano Rhodes o alle chitarre e le sue tipiche linee di basso melodiche all’interno di brani di musica elettronica. Ancora una volta è presente la sua voce unica, che trasforma brani come “Heart Of The City“, “One Of These Days” e “Void” in inni, con la voce che occupa il centro della scena ancora più di prima.
Con “Grand Depart” , uscito nel 2016, Fritz sigilla il suo debutto come artista poliedrico. Scrive le canzoni per diversi mesi, e poi le registra insieme a vari musicisti nel suo studio di Berlino.
Il risultato è un totale di 13 canzoni che spaziano da ritmi house freddi e pieni di sentimento in combinazione con arrangiamenti elaborati – alla chitarra e agli archi. Da non dimenticare: le parti vocali dello stesso Kalkbrenner.
Nel frattempo predominano addirittura i pezzi vocali. Uno di questi è “In This Game“, il primo singolo estratto da “Grand Départ”. Le canzoni puramente strumentali sono chiaramente in inferiorità numerica nel suo quarto album.
Con il titolo dell’album “Grand Départ“, Kalkbrenner allude al giorno di inizio del Tour de France, poiché secondo lui ogni album è un nuovo inizio per un artista.
Con il suo quinto album, “DROWN“, avviene una spaccatura con tutta la produzione precedente.
Per la prima volta, un suo album fa a meno della sua voce. Si libera dall’approccio canoro con cui si è fatto conoscere e si abbandona alla musica house amante del suono che ha scoperto da giovane nella scena dei club berlinesi
In queste 12 tracce non ci sono convenzioni e a volte non ci si può fermare; Fritz Kalkbrenner si lascia andare alla fascinazione per la dub techno, per le chiare strutture house dominanti o anche per le belle melodie anthemiche che risplendono in molti brani del nuovo album.
“TRUE COLORS” è il nome dell’atteso seguito di Drown del 2018, che contiene 13 tracce tra cui il singolo “Kings & Queens“.
È esattamente come dovrebbe essere.
Siamo giunti alla fine di questo percoso, musicale e personale, e devo ammettere che Fritz Kalkbrenner mi ha sorpreso molto in positivo.
E’ sicuramente un’artista polistrumentale che ha molto da raccontare, sia per il background vissuto, sia per l’originalità che lo contraddistingue.
Questo perciò, caro Fritz, non è un’addio ma un arrivederci…. al prossimo Album!!
Giada
Crediti Fotografici: “Fritz Kalkbrenner Live Concert @ Dour Festival” by Kmeron is licensed under CC BY-NC-ND 2.0.



