Eco di libertà: il viaggio underground attraverso il suono di Paramida
Quando si considera il DJing, si immagina la libertà, di esibirsi ed esprimersi attraverso ritmi e suoni, con il pubblico che è parte integrante dell’esperienza.
Tuttavia, in Iran, non è così semplice; il paese ha subito e continua a subire anni di restrizioni, anche riguardo alle scelte e ai gusti musicali. Tuttavia, è emersa una cultura underground, offrendo spazio alle DJ donne per cavalcare l’onda e abbracciare il sentimento delle feste iraniane.
Si tratta di una full immersion di due ore nel suo paesaggio sonoro, fin dai primi battiti, un mix tra spettrale ed evocativo con il rumore di una porta che si apre, come per segnare la nostra entrata nella sua intimità. Diverse sfumature si mescolano insieme, portandoci dolcemente su e giù, con la tastiera che danza tra le cuffie, solo per tenerci vivi.
Il set si stabilisce quindi in linee fluide, come se volesse fornirci la rassicurazione di un suono profondo e avvolgente che potrebbe accompagnarci per ore. Intermezzato qua e là da voci e tamburi, che però non minano la solidità di una base che funziona eccezionalmente bene.
È un avvio perfetto, i piatti si fondono magistralmente con linee di basso morbide, e man mano che il set avanza, suoni distorti e robotici fanno la loro entrata
La sezione centrale si discosta significativamente, immergendosi in tracce house anni ’90, trasportandoci direttamente sulla pista da ballo, con una palla da discoteca che gira direttamente sopra le nostre teste e suoni che riflettono i suoi movimenti.
In ogni suono e transizione sottili, la passione di Paramida è palpabile, emanando forza e potenza
Raggiunge il culmine giocando con il suono e facendolo oscillare come un pendolo da un orecchio all’altro, sospeso su un filo costante, la base. Le voci evocative ci accompagnano per tutto il viaggio d’ascolto, come un fedele compagno la cui presenza si avverte senza mai essere invadente.
L’intero DJ set è l’espressione tangibile della libertà sonora, quella che ha cercato sin dal momento in cui ha lasciato l’Iran e si è immersa nei club tedeschi.
E lo sentiamo intensamente nelle nostre ossa e nelle nostre menti, portandoci in un viaggio che ci sfida ma non ci affatica, spingendoci ai limiti delle nostre percezioni.


